Approfondimento sul lavoro agile o smart working

L’esplosione della pandemia Covid-19 ha modificato profondamente il nostro modo di lavorare, in pochi mesi abbiamo fatto quello che normalmente avremmo impiegato 5 anni a realizzarlo.

La trasformazione è stata così rapida che ancora si fatica a conoscere quali siano i nuovi diritti, e i nuovi doveri, legati al lavoro agile. Dalla disconnessione alle pause, dalla mensa all’orario di lavoro. Dai congedi parentali al conto della bolletta per il wi fi.

Secondo l’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano, durante la fase più acuta della pandemia, il lavoro agile ha coinvolto 6,58 milioni di lavoratori, cioè un terzo dei lavoratori dipendenti italiani. Nel 2019 gli smart workers erano 570 mila.

Al termine dell’emergenza il POLIMI stima che i lavoratori agili, che lavoreranno, almeno in parte, da remoto, saranno 5,35 milioni.

Facciamo chiarezza sui termini

Lo smart working e il lavoro agile sono di fatto sinonimi. I tedeschi lo chiamano mobile abeit e i francesi teletravail.

Il south working è lo smart working di chi si è trasferto al sud per lavorare, mentre il near working è quello che consente ai lavoratori di utilizzare la sede aziendale più vicina alla propria abitazione.

Il telelavoro è il lavoro da casa sempre, senza nessun vantaggio sul piano dell’autonomia perchè a casa ad essere valutata è la durata della prestazione. Il telelavoro è stato introdotto negli anni ’90 senza successo; i tentativi sono falliti non per problemi tecnici ma per gli svantaggi legati all’alienazione generata dalla costante solitudine del lavoratore.

Cos’è lo smart working?

Un modo nuovo di organizzare e valutare il lavoro. Una volta concordati con l’azienda gli obiettivi da raggiungere i dipendenti sono lasciati liberi di decidere dove e quando lavorare.

Di conseguenza cambiano i parametri di valutazione del personale: non più il tempo passato in ufficio ma i risultati. Perchè questo funzioni è necessario un più forte rapporto fiduciario con il datore di lavoro. Da un aparte ai dipendenti è lasciata maggiore autonomia, dall’altra si chiedono loro più responsabilità, motivazione e adesione agli obiettivi aziendali.

Da quale legge è regolato lo smart working?

La legge 81 del 2017. La norma dispone di un Accordo individuale sottoscritto tra dipendente e datore di lavoro. Questa intesa regola le forme di esercizio direttivo del datore di lavoro, chiarisce quali sono gli strumenti utilizzati dal lavoratore, individua i tempi di riposo e le misure tecniche e organizzative per assicurare la disconnessione.

Il lavoro agile non è mai obbligatorio, può essere a termine o a tempo indeterminato, con diritto di recesso.

ATTENZIONE: DALL’INIZIO DELLA PANDEMIA SI è DEROGATO AGLI ACCORDI INDIVIDUALI MA APPENA CESSERà LO STATO DI EMERGENZA TORNERANNO NECESSARI.

Si pensa ci sarà uno slittamento della proroga sugli accordi individuali al 30 aprile 2021.

Come si preparano gli Accordi individuali?

Gli Accordi individuali vanno preparati uno per uno e discussi col lavoratore interessato. Una volta pronto l’Accordo va inviato attraverso l’apposita piattaforma informatica sul portale del Ministero del Lavoro. CLICLAVORO.

Gli straordinari sono pagati in smart working?

La legge 81 del 2017 dice anche che il lavoratore che svolge la sua prestazione in lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, il limite massimo settimanale è quello stabilito per legge e dai contratti nazionali di categoria.

Di fatto gli straordinari però vengono pagati in casi molto rari, cioè nelle azienda dove vengono ancora monitorati gli orari di lavoro. Di fatto molto è in mano al singolo lavoratore, al suo potere contrattuale e alla sua capacità e possibilità di negoziare la retribuzione in funzione degli obiettivi. A vantaggio delle professioni più qualificate nei settori più ricchi.

Chi paga gli strumenti di lavoro, dal pc alla connessione?

Questo è definito nell’Accordo individuale, possono essere a carico dell’azienda o del lavoratore.

In emergenza molti hanno lavorato coi propri mezzi ma quando si tornerà alla normalità, la distribuzione dei costi dei mezzi di lavoro potrà essere oggetto di contrattazione negli Accordi individuali.

Il lavoratore agile ha diritto ai buoni pasto? e l’auto aziendale?

La legge dice che lo smart worker non deve essere penalizzato dal punto di vista del trattamento economico, tuttavia ci sono parecchi sentenze in cui la giurisprudenza ha definito i buoni pasto come un benefici non rientrante nel trattamento retributivo in senso stretto.

In generale, i buoni pasto possono essere tolti al lavoratore agile se non espressamente previsti nella lettera di assunzione.

Anche l’auto aziendale in quanto benfit non può essere considerata parte della retribuzione in senso stretto.

L’azienda può controllare a distanza il lavoratore? e fino a che punto?

Il nuovo articolo 4 dello statuto dei lavoratori come modificato dal Job Act rende possibile il controllo del lavoratore tramite i suoi strumenti di lavoro: cellulare, pc, gps auto aziendale. Purchè il lavoratore sia informato e consapevole di questa possibilità, ciò vale sia in azienda che a casa.

Come stanno intervenendo i contratti di categoria sullo smart working?

Al momento sono intervenuti quello alimentare, bancario e delle telecomunicazioni. Il contratto bancario limita a 10 giornate al mese lo smart working a meno di contratti aziendali diversi.

Il settore chimico tratterà il tema del lavoro agile nel 2022 in occasione del prossimo rinnovo.

A quali coperture assicurative ha diritto il lavoratore agile?

Gli smart workers abituali o occasionali sono coperti dalla stessa assicurazione di qualsiasi altro lavoratore dipendente.

Sono coperti anche i cosìdetti infortuni in itinere, cioè quelli occorsi mentre ci si reca da casa al lavoro o nel luogo in cui si intende lavorare (un co-working, la seconda casa, la casa di un parente, …). Per evitare abusi la legge ha introdotto il criterio della “ragionevolezza” nella scelta del luogo di lavoro diverso da casa propria o dell’azienda. La copertura sugli infotuni in itinere è garantita quando la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

Se nel 2019 gli infortuni in itinere erano 18,7%, nel 2020 sono scesi al 12, 6%.

Con lo smart working aumentano le patologie dovute a posture o comportamenti scorretti?

Non esistono ancora studi in merito ma è possibile sia dal punto di vista ergonomico, che di affaticamento della vista (in assenza di schermo di adeguate dimensioni), sia psicologico dovute alla mancanza di un confine tra la vita privata e quella lavorativa.

Presso il Policlinico di Milano c’è uno specifico osservatorio all’interno della Medicina preventiva, il Centro stress e disaddattamento lavorativo che segnala che tensioni e isolamento possono aumentare in caso di smartworking.

Chi deve controllare che la postazione lavorativa sia a norma?

A norma significa conforme all’allegato 34 del DL.vo 81/2008 (testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro).

Quando si lavora in ufficio la responsabilità è del datore di lavoro, quando si lavora in smart working invece il datore di lavoro ha solo la responsabilità di informare il lavoratore rispetto alle caratteristiche della postazione di lavoro perchè questa sia a norma.

In emergenza le aziende hanno inviato l’informativa messa a disposizione dall’INAIL (possibile scaricarla in .doc e personalizzarla dal sito dell’INAIL) ma questa potrebbe non bastare in quanto sarebbe necessaria anche una adeguata formazione, per esempio, a distanza per verificare che i lavoratori abbiano recepito le informazioni ricevute.

Come gestire le pause? Serve più esercizio fisico?

Il testo unico parla di 15 minuti ogni 120 di lavoro al videoterminale.

In realtà lo smart working riduce l’attività motoria delle persone, si pensi ad esempio ai trasferimenti casa lavoro o al tragitto per la pausa pranzo o per andare da un ufficio all’altro.

Con il lavoro agile aumenta il tempo seduti alla scrivania, sono molto consigliate, rispettando le regole imposte dalla pandemia, le passeggiate, almeno di mezz’ora al giorno, che aiutano anche la vista ad allungare lo sguardo oltre i 5 metri di distanza.

Quanto spazio e dove in casa da dedicare alla zona ufficio?

Per creare una postazione di lavoro servono 4-5 mq. Lo spazio abitativo medio per residente in Italia è di 67,3 mq. Nei grandi centri abitati scende a 52,3 mq mentre nei paesi con meno di 5.000 abitanti sale a 93,1 mq… peccato che le grandi aziende dove la spinta allo smart working è maggiore sono proprio situate nelle grandi città.

L’ideale per chi lavora da casa è avere una stanza solo per sè.

La camera da letto può essere una alternativa alla cucina o al salotto, dove lo spazio è per forza condiviso, ma confondere il luogo del riposo con quello del lavoro rende più difficile la disconnessione.

(Tratto da LAVORARE DA CASA – I diritti e doveri dello smartworking – Corriere della Sera)