Oli motore usati e rischio cancerogeno: cosa devono sapere le aziende

Il contatto con gli oli motore usati può rappresentare un rischio cancerogeno per i lavoratori. Una pubblicazione INAIL del 2026 richiama l’attenzione sull’esposizione professionale agli oli minerali precedentemente utilizzati nei motori a combustione interna, approfondendo i rischi per la salute, le difficoltà di valutazione e l’importanza delle misure di prevenzione.

La manutenzione di motori, automezzi e macchinari comporta spesso il contatto con oli lubrificanti esausti. Si tratta di un’attività abituale in numerosi settori produttivi, ma non sempre viene adeguatamente considerata nell’ambito della valutazione del rischio cancerogeno.

Gli oli motore usati, infatti, possono contenere sostanze pericolose generate o accumulate durante il funzionamento del motore. Per questo motivo, la normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro prevede specifiche disposizioni per le attività che comportano la penetrazione cutanea di oli minerali precedentemente utilizzati nei motori a combustione interna.

Perché gli oli motore usati sono cancerogeni?

Durante il funzionamento dei motori a combustione interna, gli oli lubrificanti sono sottoposti a temperature elevate e a processi di degradazione chimica. Nel tempo possono accumulare sostanze potenzialmente pericolose, tra cui:

  • Idrocarburi policiclici aromatici (IPA), alcuni dei quali presentano proprietà cancerogene.
  • Prodotti derivanti dai processi di combustione.
  • Metalli provenienti dall’usura delle componenti meccaniche.
  • Altri contaminanti che possono modificare la composizione originaria dell’olio.

Il rischio riguarda soprattutto il contatto ripetuto o prolungato con la pelle, che può favorire l’assorbimento di sostanze pericolose e contribuire allo sviluppo di patologie cutanee, comprese forme tumorali.

È importante distinguere gli oli lubrificanti nuovi da quelli usati: la pericolosità può cambiare significativamente in seguito all’utilizzo all’interno del motore.

Oli motore usati: cosa prevede il D.Lgs. 81/2008?

Il rischio cancerogeno associato agli oli minerali usati è già riconosciuto dalla normativa italiana.

Con il Decreto interministeriale dell’11 febbraio 2021 è stato aggiornato l’Allegato XLII del D.Lgs. 81/2008, includendo espressamente:

I lavori comportanti penetrazione cutanea degli oli minerali precedentemente utilizzati nei motori a combustione interna per lubrificare e raffreddare le parti mobili all’interno del motore.

Queste lavorazioni rientrano quindi nell’ambito del Titolo IX, Capo II, del D.Lgs. 81/2008, relativo alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dall’esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione.

Per le aziende interessate, ciò comporta la necessità di verificare l’applicabilità degli obblighi previsti dalla normativa, con particolare attenzione a:

  • Valutazione dell’esposizione agli agenti cancerogeni.
  • Individuazione e attuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione.
  • Riduzione dell’esposizione dei lavoratori al livello più basso tecnicamente possibile.
  • Informazione e formazione sui rischi specifici.
  • Utilizzo di dispositivi di protezione individuale adeguati.
  • Sorveglianza sanitaria e ulteriori adempimenti previsti dalla normativa, ove applicabili.

La pubblicazione INAIL del 2026 non introduce nuovi obblighi legislativi, ma rappresenta un importante approfondimento tecnico per comprendere e gestire un rischio già disciplinato dalla normativa.

Quali lavoratori sono maggiormente esposti agli oli motore usati?

L’esposizione professionale agli oli minerali usati può interessare numerose attività lavorative.

Tra i settori maggiormente coinvolti troviamo:

  • Officine meccaniche e autoriparazioni, durante il cambio dell’olio e la manutenzione dei motori.
  • Aziende di trasporto e logistica, quando effettuano internamente la manutenzione dei propri mezzi.
  • Imprese agricole, durante gli interventi su trattori, macchine agricole e attrezzature motorizzate.
  • Aziende industriali, nelle attività di manutenzione di motori e macchinari.
  • Imprese che gestiscono oli esausti, durante le operazioni di raccolta, movimentazione e trattamento.

Le situazioni di maggiore attenzione comprendono la sostituzione dei filtri, lo svuotamento dei circuiti di lubrificazione, la pulizia delle componenti meccaniche e la manipolazione di utensili o superfici contaminate.

Anche le attività di manutenzione occasionali devono essere considerate nella valutazione dei rischi quando possono comportare esposizione.

Esposizione cutanea agli oli minerali usati: il principale fattore di rischio

Uno degli aspetti centrali evidenziati dall’INAIL riguarda la via di esposizione cutanea.

Il contatto con gli oli motore usati può verificarsi attraverso:

  • Manipolazione diretta di componenti impregnati di olio.
  • Schizzi durante le operazioni di manutenzione.
  • Utilizzo di utensili e attrezzature contaminati.
  • Contatto prolungato con indumenti da lavoro sporchi.
  • Pulizia manuale di superfici e parti meccaniche.

In determinate condizioni operative può verificarsi anche un’esposizione per inalazione, soprattutto in presenza di nebbie o aerosol oleosi.

La valutazione deve quindi considerare le effettive modalità di lavoro e non limitarsi alla sola presenza delle sostanze nell’ambiente.

Come valutare il rischio cancerogeno da oli motore usati?

La valutazione dell’esposizione agli oli minerali usati presenta alcune difficoltà tecniche.

La composizione degli oli può variare in funzione del tipo di lubrificante, delle condizioni di utilizzo, delle caratteristiche del motore e del grado di contaminazione.

Inoltre, non sono disponibili valori limite di esposizione professionale specifici per la miscela complessiva costituita dagli oli motore usati.

La pubblicazione INAIL 2026 approfondisce anche le possibilità di monitoraggio dell’esposizione, richiamando alcuni indicatori indiretti, come l’1-idrossipirene urinario, utilizzabile nello studio dell’esposizione agli idrocarburi policiclici aromatici.

Tale indicatore, tuttavia, non è specifico per gli oli motore usati e non consente, da solo, di quantificare il rischio cancerogeno associato a queste lavorazioni.

Per una corretta valutazione aziendale è quindi fondamentale analizzare:

  • Le mansioni effettivamente svolte.
  • La frequenza e la durata delle operazioni.
  • Le modalità di contatto con gli oli usati.
  • Le attrezzature e le procedure operative adottate.
  • L’efficacia delle misure di protezione esistenti.

Prevenzione del rischio cancerogeno: quali misure devono adottare le aziende?

La prevenzione deve partire dalla riduzione dell’esposizione, privilegiando le misure tecniche e organizzative rispetto al solo utilizzo dei DPI.

Tra gli interventi da considerare rientrano:

1. Ridurre il contatto diretto con gli oli usati

Utilizzare sistemi di raccolta, attrezzature e procedure che limitino gli schizzi e la manipolazione diretta degli oli esausti.

2. Utilizzare DPI adeguati

Prevedere guanti di protezione chimica compatibili con gli oli manipolati, verificando il materiale, le caratteristiche di resistenza e i tempi di utilizzo. Quando necessario, integrare la protezione con indumenti e dispositivi per gli occhi.

3. Garantire corrette procedure di igiene

Assicurare la pulizia delle mani, delle attrezzature e delle superfici di lavoro. Gli indumenti contaminati devono essere gestiti correttamente, evitando il contatto prolungato con la pelle.

4. Informare e formare i lavoratori

Il personale deve conoscere i rischi associati agli oli motore usati e le corrette modalità di manipolazione, pulizia e utilizzo dei dispositivi di protezione.

5. Verificare la valutazione dei rischi e gli adempimenti sanitari

Il Datore di Lavoro, con il supporto delle figure della prevenzione e del Medico Competente, deve verificare l’adeguatezza del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), delle misure adottate e degli obblighi di sorveglianza sanitaria applicabili.

Rischio cancerogeno nelle officine: perché è importante non sottovalutarlo

Nelle officine meccaniche e nelle attività di manutenzione, il contatto con gli oli usati può essere percepito come una normale conseguenza del lavoro quotidiano.

Questa abitudine rischia però di ridurre l’attenzione verso un’esposizione che, soprattutto se ripetuta nel tempo, può avere conseguenze importanti sulla salute.

Il riconoscimento normativo del processo nell’Allegato XLII del D.Lgs. 81/2008 evidenzia la necessità di affrontare il problema attraverso una gestione strutturata del rischio cancerogeno.

Non è quindi sufficiente considerare genericamente gli oli lubrificanti come prodotti chimici utilizzati in azienda: occorre valutare anche le condizioni di utilizzo e la possibile esposizione agli oli già impiegati nei motori.

Valutazione del rischio cancerogeno: il supporto di Soluzioni Srl Società Benefit

La pubblicazione INAIL del 2026 rappresenta un’occasione per le aziende di verificare se la propria valutazione dei rischi tenga adeguatamente conto dell’esposizione agli oli motore usati.

Soluzioni Srl Società Benefit affianca le imprese nella gestione della salute e sicurezza sul lavoro, supportandole nell’individuazione dei rischi professionali e nella definizione delle misure di prevenzione e protezione.

Attraverso i propri servizi di consulenza tecnica, valutazione dei rischi, igiene industriale, formazione e medicina del lavoro, Soluzioni supporta le aziende nel percorso di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.

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