Sovraccarico biomeccanico: l’INAIL approfondisce l’utilizzo della frequenza cardiaca nella valutazione dei rischi

Nuove metodologie di analisi dell’impegno fisico dei lavoratori per una valutazione più completa delle condizioni di lavoro.

L’INAIL ha pubblicato, il 22 settembre 2026, il fact sheet “Utilizzo dei parametri cardiaci per una valutazione fisiologica dei lavoratori esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico”, realizzato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila).

La pubblicazione approfondisce l’impiego della frequenza cardiaca (FC) come indicatore dell’impegno fisico richiesto durante le attività lavorative, illustrando le principali metodologie di misurazione, i vantaggi applicativi e i limiti di questo approccio.

L’obiettivo è fornire ai professionisti della prevenzione ulteriori strumenti per analizzare l’esposizione dei lavoratori, soprattutto nelle attività complesse e non standardizzate, dove i metodi osservazionali tradizionali possono non essere sufficienti a descrivere l’effettivo carico fisico.

Perché utilizzare la frequenza cardiaca nella valutazione dei rischi?

La frequenza cardiaca rappresenta il numero di battiti del cuore al minuto e costituisce uno dei parametri fisiologici più semplici da monitorare.

Durante uno sforzo fisico, l’organismo aumenta la richiesta di ossigeno e di energia da parte dei muscoli. Il sistema cardiovascolare risponde incrementando la frequenza cardiaca e la quantità di sangue distribuita ai tessuti.

L’analisi di questo parametro consente quindi di ottenere informazioni sulla risposta fisiologica del lavoratore all’impegno richiesto dalla mansione.

Il monitoraggio risulta particolarmente utile nelle attività caratterizzate da:

  • Movimentazione manuale di carichi con compiti variabili o sequenziali.
  • Operazioni di spinta e traino.
  • Movimentazione e assistenza dei pazienti.
  • Attività che coinvolgono grandi distretti muscolari.
  • Lavorazioni prolungate con le braccia al di sopra delle spalle.
  • Mansioni con elevata variabilità delle operazioni e degli sforzi richiesti.

Si tratta di situazioni frequenti in settori come edilizia, logistica, agricoltura, industria e assistenza sanitaria.

Attenzione: la frequenza cardiaca è meno indicata per valutare attività che coinvolgono prevalentemente piccoli distretti muscolari, come i movimenti ripetitivi degli arti superiori. In questi casi rimangono fondamentali le metodologie ergonomiche specifiche.

Cosa prevedono il metodo NIOSH e la norma ISO 11228-1?

L’utilizzo dei parametri cardiaci nella valutazione dell’impegno fisico non rappresenta un approccio completamente nuovo.

Il documento INAIL richiama infatti riferimenti tecnici già consolidati.

Il protocollo NIOSH

Il manuale NIOSH del 1994 prevede che, quando le attività diverse dal sollevamento, come spinta, traino, trasporto, cammino o mantenimento di oggetti, superano il 10% dell’attività lavorativa complessiva, sia necessario considerare misurazioni del dispendio energetico e/o della frequenza cardiaca per valutare la domanda metabolica dei diversi compiti.

La norma ISO 11228-1

La norma tecnica relativa al sollevamento, abbassamento e trasporto manuale dei carichi contempla la possibilità di integrare l’analisi ergonomica con ulteriori approfondimenti.

In particolare, l’Allegato D.1 richiama l’opportunità di effettuare analisi aggiuntive quando sono presenti posture o movimenti estremi oppure quando è necessario determinare l’impegno metabolico complessivo delle attività svolte.

Il monitoraggio cardiaco può quindi rappresentare un’integrazione utile per comprendere meglio l’impegno fisico nelle mansioni articolate.

Come viene valutato l’impegno fisico?

La pubblicazione INAIL presenta diverse metodologie basate sull’analisi dei parametri cardiaci.

Tra gli indicatori utilizzati troviamo:

  • Frequenza cardiaca media: esprime il valore medio registrato durante il periodo di osservazione.
  • Frequenza cardiaca di picco: identifica il valore massimo raggiunto durante l’attività.
  • Costo cardiaco assoluto: rappresenta la differenza tra la frequenza cardiaca durante il lavoro e quella di riferimento a riposo.
  • Costo cardiaco relativo: esprime l’impegno cardiovascolare in relazione alla capacità individuale.
  • Accelerazione della frequenza cardiaca: permette di considerare la differenza tra i valori di picco e quelli medi.

Tra gli approcci descritti rientra anche il metodo di Frimat, utilizzato per valutare l’impegno fisico su periodi relativamente brevi, indicativamente di una o due ore.

Il metodo combina cinque parametri cardiaci, attribuendo punteggi che consentono di classificare progressivamente l’attività, da un impegno minimo fino a condizioni estremamente gravose.

Questo tipo di analisi permette di andare oltre il semplice valore medio della frequenza cardiaca, considerando anche i picchi di intensità e la risposta individuale allo sforzo.

Dispositivi indossabili e nuove prospettive di monitoraggio

Un ulteriore aspetto affrontato riguarda l’evoluzione degli strumenti di misurazione.

La crescente disponibilità di cardiofrequenzimetri e dispositivi indossabili consente oggi di raccogliere dati fisiologici durante le normali attività lavorative, senza dover necessariamente ricorrere ad apparecchiature particolarmente complesse.

La relativa semplicità di utilizzo e i costi contenuti rendono queste tecnologie potenzialmente accessibili anche alle piccole e medie imprese.

Il documento affronta inoltre il tema della variabilità della frequenza cardiaca (Heart Rate Variability – HRV), un parametro che analizza le variazioni temporali tra battiti cardiaci consecutivi.

L’HRV può fornire informazioni sulla regolazione del sistema nervoso autonomo e sui processi di recupero dell’organismo.

Tuttavia, il suo utilizzo nella valutazione occupazionale presenta ancora importanti limitazioni, tra cui l’assenza di valori di riferimento standardizzati e di classificazioni consolidate dell’impegno lavorativo.

Non può quindi essere considerata, allo stato attuale, un indicatore autonomo e validato dell’esposizione al rischio da sovraccarico biomeccanico.

Quali sono i limiti della valutazione attraverso la frequenza cardiaca?

Sebbene rappresenti uno strumento interessante, la misurazione della frequenza cardiaca richiede un’attenta interpretazione.

I valori registrati possono infatti essere influenzati da numerosi fattori, non necessariamente collegati all’attività lavorativa:

  • Età e caratteristiche individuali.
  • Condizioni generali di salute.
  • Livello di allenamento fisico.
  • Stress psicologico ed emotivo.
  • Temperatura e condizioni microclimatiche.
  • Assunzione di farmaci e altre condizioni fisiologiche.

Inoltre, l’aumento della frequenza cardiaca non permette di individuare direttamente quali distretti muscolari o articolari siano maggiormente sollecitati.

La misurazione fisiologica non sostituisce quindi la valutazione ergonomica, ma deve essere utilizzata come strumento complementare, all’interno di un’analisi che consideri anche posture, forze applicate, frequenza dei movimenti, durata dell’esposizione e organizzazione del lavoro.

Cosa cambia per le aziende?

Il fact sheet INAIL non introduce nuovi obblighi legislativi, ma fornisce un importante contributo tecnico per migliorare l’approfondimento delle valutazioni del rischio da sovraccarico biomeccanico.

Per le aziende che svolgono attività fisicamente impegnative, l’integrazione di misurazioni fisiologiche e metodologie ergonomiche può risultare utile per:

  • Approfondire l’analisi delle mansioni caratterizzate da elevata variabilità.
  • Individuare fasi operative particolarmente gravose.
  • Valutare l’alternanza tra attività e periodi di recupero.
  • Supportare la progettazione di interventi ergonomici e organizzativi.
  • Verificare l’efficacia delle misure di prevenzione adottate.

L’aspetto centrale rimane l’adozione di un approccio multidisciplinare, capace di integrare osservazione delle attività, analisi ergonomica e, quando appropriato, misurazioni strumentali.

Il supporto di Soluzioni

Una corretta valutazione del sovraccarico biomeccanico richiede competenze tecniche specifiche e un’analisi approfondita delle effettive condizioni operative.

Soluzioni Srl Società Benefit supporta le aziende nell’analisi dei rischi ergonomici e da movimentazione manuale dei carichi, nell’individuazione delle criticità e nella definizione di misure preventive e migliorative.

L’obiettivo è contribuire alla tutela della salute dei lavoratori attraverso valutazioni tecniche coerenti con le caratteristiche delle attività svolte.

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Fonte: INAIL, Dimeila – Utilizzo dei parametri cardiaci per una valutazione fisiologica dei lavoratori esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico, settembre 2026.