Stare seduti o in piedi per troppe ore: un rischio spesso sottovalutato

Otto ore davanti al computer. Un’intera giornata alla cassa di un supermercato. Un turno in laboratorio, in produzione o in reception senza la possibilità di sedersi.
Sono situazioni estremamente comuni che spesso vengono considerate “normali”. In realtà, mantenere la stessa postura per molte ore rappresenta un vero e proprio fattore di rischio per la salute.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che non sono soltanto i lavori fisicamente pesanti a richiedere attenzione: anche il lavoro sedentario o quello svolto prevalentemente in piedi possono favorire l’insorgenza di disturbi muscolo-scheletrici, problemi circolatori e malattie cardiovascolari.
Secondo le indicazioni dell’EU-OSHA e del gruppo europeo SLIC WG EMEX, la prevenzione deve puntare non a scegliere tra stare seduti o stare in piedi, ma ad alternare continuamente le posture durante la giornata lavorativa.
Perché stare fermi troppo a lungo fa male?
Il nostro corpo è progettato per muoversi.
Quando rimaniamo immobili per molto tempo, la muscolatura lavora in modo statico, la circolazione rallenta e aumenta il carico sulle articolazioni.
Questo vale sia per chi trascorre l’intera giornata seduto davanti a un videoterminale sia per chi lavora sempre in piedi, come parrucchieri, cassieri o addetti alla produzione.
Il problema, quindi, non è la postura in sé, ma la sua durata.
Quando una postura è considerata “prolungata”?
Secondo le linee guida europee, si parla di:
Postura seduta prolungata
quando il lavoratore rimane:
- seduto per oltre 2 ore consecutive;
- oppure per più di 5 ore complessive nella giornata lavorativa.
È la situazione tipica di:
- impiegati;
- smart worker;
- call center;
- laboratori;
- autisti;
- personale amministrativo;
- operatori di sala controllo.
Postura in piedi prolungata
Si verifica quando il lavoratore rimane:
- in piedi per oltre un’ora consecutiva;
- oppure per più di 4 ore complessive al giorno.
Il rischio aumenta se non è possibile camminare o sedersi periodicamente.
È una condizione frequente per:
- parrucchieri;
- farmacisti;
- cassieri;
- addetti alla reception;
- personale di laboratorio;
- camerieri;
- addetti alla produzione.
I rischi per la salute
Disturbi muscolo-scheletrici
Sono le conseguenze più immediate e comprendono:
- mal di schiena;
- cervicalgia;
- dolore alle spalle;
- fastidi a ginocchia e piedi;
- affaticamento muscolare.
Sono tra le principali cause di assenza dal lavoro.
Malattie cardiovascolari
Sempre più studi dimostrano che le posture statiche prolungate sono associate a un aumento del rischio cardiovascolare.
Tra le possibili conseguenze troviamo:
- ipertensione arteriosa;
- riduzione del flusso sanguigno;
- insufficienza venosa;
- vene varicose;
- malattie cardiache;
- maggiore rischio di ictus.
Non a caso, le malattie cardiovascolari rappresentano la seconda causa di decessi correlati al lavoro.
Diabete e sindrome metabolica
Una sedentarietà prolungata aumenta anche il rischio di:
- diabete di tipo 2;
- obesità;
- sindrome metabolica.
Questi effetti non dipendono esclusivamente dall’attività fisica svolta nel tempo libero, ma anche da come si distribuisce il movimento durante la giornata lavorativa.
Quanto aumenta il rischio?
Le ricerche riportate da EU-OSHA mostrano dati molto significativi:
- ogni ora trascorsa seduti aumenta il rischio di mortalità generale del 2%;
- oltre 7 ore al giorno il rischio cresce sensibilmente;
- chi rimane seduto 10 ore al giorno presenta un rischio di mortalità superiore del 34% rispetto ai soggetti meno sedentari.
L’errore più comune: sostituire la sedia con una scrivania in piedi
Negli ultimi anni si sono diffuse le scrivanie regolabili, spesso considerate la soluzione definitiva.
In realtà non è così.
Rimanere sempre in piedi può provocare:
- insufficienza venosa;
- gonfiore agli arti inferiori;
- vene varicose;
- affaticamento;
- aumento del rischio cardiovascolare.
La soluzione migliore è alternare frequentemente seduta, posizione eretta e movimento.
Le raccomandazioni degli esperti
Le linee guida europee suggeriscono di:
- non trascorrere oltre il 50% della giornata lavorativa seduti;
- alzarsi almeno ogni 20-30 minuti;
- dopo circa due ore seduti, camminare o muoversi per almeno 10 minuti;
- evitare di lavorare in piedi per oltre 1 ora consecutiva;
- non superare 4 ore complessive di lavoro statico in piedi.
L’organizzazione ideale della giornata dovrebbe prevedere:
- 60% del tempo seduti
- 30% in piedi
- 10% in movimento.
Cosa deve fare il datore di lavoro?
Il D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti in azienda.
Anche se non esiste una normativa specifica sulla sedentarietà, la valutazione ergonomica rappresenta uno strumento fondamentale per individuare e ridurre il rischio derivante dalle posture statiche.
Le misure preventive consigliate comprendono:
- progettazione ergonomica delle postazioni;
- sedute e scrivanie regolabili;
- possibilità di alternare seduta e posizione eretta;
- pause organizzate;
- rotazione delle mansioni;
- formazione dei lavoratori;
- promozione del movimento durante la giornata lavorativa.
Una semplice checklist per migliorare la prevenzione
Prima di considerare adeguatamente gestito il rischio, verifica che in azienda siano presenti queste misure:
✅ I lavoratori possono cambiare posizione durante il turno.
✅ Sono previste pause regolari.
✅ Le postazioni sono ergonomiche e regolabili.
✅ È stata effettuata una valutazione del rischio ergonomico.
✅ I lavoratori hanno ricevuto una formazione sui corretti comportamenti posturali.
✅ L’organizzazione del lavoro favorisce il movimento e la rotazione delle attività.
Il messaggio più importante: muoversi
Le linee guida europee riassumono perfettamente il concetto con una frase tanto semplice quanto efficace:
Il contrario di stare seduti non è stare in piedi. È muoversi.
Favorire il movimento durante la giornata lavorativa significa migliorare la salute dei lavoratori, ridurre il rischio di disturbi muscolo-scheletrici e contribuire alla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Per questo motivo, la postura migliore non è quella perfetta, ma quella che cambia nel tempo.
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