La scienza della sicurezza

Perché durante un’emergenza alcune persone si bloccano?
Quando suona un allarme, siamo convinti che tutti reagiscano nello stesso modo.
Lasciamo ciò che stiamo facendo, raggiungiamo l’uscita di emergenza e seguiamo le procedure.
Ma è davvero così?
Se hai mai assistito a una prova di evacuazione, probabilmente avrai visto qualcuno che:
- continua una telefonata;
- chiude il computer prima di alzarsi;
- torna indietro a prendere la borsa;
- chiede ai colleghi se l’allarme sia reale;
- rimane immobile senza sapere cosa fare.
La domanda è inevitabile:
Perché succede?
La risposta non riguarda la distrazione o la superficialità.
Riguarda il funzionamento del nostro cervello.
Le neuroscienze dimostrano che, quando percepiamo un pericolo, il cervello modifica il modo in cui elaboriamo le informazioni, prendiamo decisioni e ricordiamo ciò che ci viene detto. È un meccanismo evolutivo pensato per aumentare le probabilità di sopravvivenza, ma che può rendere più difficile seguire procedure complesse se non sono state apprese in precedenza. Questi aspetti sono approfonditi anche nel documento Reazioni del corpo e della mente nell’emergenza del Servizio di Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Trieste.
Il cervello, in emergenza, cambia priorità
In una situazione critica il nostro organismo non ha come obiettivo lavorare meglio.
Ha un solo obiettivo:
sopravvivere.
Per questo motivo alcune funzioni cognitive vengono “messe in secondo piano” mentre altre si attivano rapidamente.
Succedono, ad esempio, queste cose:
- ricordiamo meno informazioni;
- ragioniamo in modo più istintivo;
- cerchiamo una guida;
- osserviamo cosa fanno gli altri prima di decidere.
Il documento spiega che la memoria a breve termine riesce a trattenere poche informazioni e che tendiamo a ricordare soprattutto le prime e le ultime indicazioni ricevute. Ecco perché, durante un’emergenza, messaggi brevi, semplici e ripetuti sono molto più efficaci di spiegazioni lunghe e dettagliate.
Cinque comportamenti che sembrano irrazionali… ma non lo sono
1. Tornare indietro a prendere gli effetti personali
“Prendo solo il telefono.”
“Recupero il portatile.”
“Sono due secondi.”
In realtà quei due secondi possono fare la differenza.
L’attaccamento agli oggetti personali è un comportamento studiato da anni e può ritardare l’evacuazione anche quando il pericolo è evidente. Il documento cita, tra gli esempi, il ritorno alle scrivanie per recuperare beni personali durante l’evacuazione del World Trade Center.
2. Cercare conferme
“Anche voi avete sentito l’allarme?”
“Secondo voi dobbiamo uscire?”
È una delle prime reazioni.
Prima di muoverci cerchiamo inconsciamente conferme nelle persone che ci stanno vicino.
Questo comportamento è normale e spiega perché gli addetti all’emergenza devono comunicare con decisione, fornendo indicazioni chiare fin dai primi istanti.
3. Restare immobili
È il cosiddetto freezing.
Il cervello, sotto stress, può andare temporaneamente “in blocco”.
Non significa non aver capito.
Significa che non riesce a scegliere abbastanza rapidamente quale comportamento adottare.
È una risposta automatica che può essere ridotta attraverso l’addestramento e le esercitazioni.
4. Seguire tutti gli altri
Anche quando esistono più uscite disponibili, spesso le persone si dirigono tutte verso la stessa.
Perché?
Perché in condizioni di incertezza tendiamo a imitare il comportamento della maggioranza.
Per questo gli addetti devono distribuire i flussi verso tutte le vie di esodo disponibili e guidare attivamente le persone.
5. Pensare: “Non sarà niente”
Dopo il suono dell’allarme raramente ci muoviamo subito.
Il cervello entra in una fase chiamata tempo di pre-movimento.
È il momento in cui continuiamo ciò che stavamo facendo, osserviamo gli altri e cerchiamo di capire cosa stia accadendo.
Paradossalmente, questa fase rappresenta spesso la parte più lunga dell’intera evacuazione.
La paura non è il nemico
La paura è una risposta fisiologica.
Serve ad aumentare l’attenzione, preparare il corpo all’azione e permetterci di reagire rapidamente.
Diventa un problema quando non sappiamo cosa fare.
Ed è proprio qui che entra in gioco la formazione.
Quando una procedura è stata provata più volte, il cervello non deve inventare una soluzione nel momento dell’emergenza: recupera uno schema già conosciuto, riducendo il tempo necessario per decidere come agire.
Le prove di evacuazione non servono solo a rispettare la legge
Molte aziende le vivono come un obbligo.
In realtà sono uno degli strumenti più efficaci per migliorare la sicurezza.
Una prova ben organizzata permette di verificare:
- se il piano di emergenza è realmente applicabile;
- se gli addetti comunicano in modo efficace;
- se le persone comprendono rapidamente cosa fare;
- se esistono criticità organizzative da correggere.
Ogni esercitazione costruisce esperienza.
Ed è proprio questa esperienza che, in un’emergenza reale, può fare la differenza tra esitazione e azione.
La sicurezza parte dal comportamento umano
Estintori, uscite di emergenza e procedure sono fondamentali.
Ma da soli non bastano.
La vera differenza la fanno le persone.
Comprendere come reagisce il cervello allo stress permette di progettare procedure più efficaci, comunicazioni più chiare e formazione più utile.
In altre parole, significa trasformare un obbligo normativo in una reale misura di prevenzione.
Come può aiutarti Soluzioni
In Soluzioni Srl Società Benefit crediamo che una prova di evacuazione non debba limitarsi a cronometrare il tempo necessario per uscire dall’edificio.
Ogni esercitazione è un’opportunità per osservare il comportamento delle persone, verificare l’efficacia della comunicazione, individuare criticità organizzative e migliorare continuamente la gestione delle emergenze.
Per questo supportiamo le aziende con:
- redazione e aggiornamento dei Piani di Emergenza;
- formazione degli addetti antincendio e primo soccorso;
- organizzazione di prove di evacuazione realistiche;
- analisi dei comportamenti osservati durante le simulazioni;
- consulenza per rendere le procedure realmente efficaci.
La prossima volta che assisterai a una prova di evacuazione, prova a osservare le persone.
Noterai qualcuno che aspetta, qualcuno che torna indietro, qualcuno che cerca conferme e qualcuno che prende subito l’iniziativa.
Non sono comportamenti casuali.
Sono il risultato di come il nostro cervello reagisce allo stress.
Conoscerli significa progettare emergenze migliori e rendere i luoghi di lavoro più sicuri.
Ed è proprio questo il valore della formazione: non insegnare solo cosa fare, ma preparare le persone a farlo davvero quando ogni secondo conta.
Per maggiori informazioni scrivi a relazioniesterne@soluzionisrl.com
