Radiografia, TAC o risonanza: rischi di esposizione

Permette di ‘vedere nel nostro corpo’ e di aiutare il medico a fare una diagnosi o a eseguire interventi anche complessi. Stiamo parlando della diagnostica per immagini, che negli ultimi 30 anni, grazie allo sviluppo delle tecnologie e all’integrazione con l’informatica, è diventata uno strumento rapido, semplice e sicuro.

Dal 1895, quando è nata la prima radiografica con la scoperta dei raggi X, se ne è fatta di strada. Poter contare sempre di più sull’utilizzo dell’imaging per le diagnosi cliniche, ha infatti portato a un cambiamento nell’approccio e nella cura delle malattie.

Radiografia, TC e risonanza magnetica sono gli esami di radiologia maggiormente eseguiti e noti. Ma cosa li differenzia l’uno dall’altro? L’abbiamo chiesto a Valentina Vespro, medico radiologo del Policlinico di Milano.


RAGGI X – RADIOGRAFIA

La radiografia (RX) è l’indagine radiologica più frequentemente eseguita. Utilizza raggi X sfruttando il principio che alcuni attraversano il corpo, altri invece in base allo spessore e al tipo di tessuto incontrato, vengono fermati. Questo porta alla formazione di una mappa 2D che viene trasformata da un software in un’immagine a sfondo nero con zone chiare e scure. In alcuni casi, può essere utilizzato anche un liquido di contrasto per bocca, utile per mettere in evidenza specifiche aree, come l’apparato gastroenterico.

APPLICAZIONE. Permette di diagnosticare facilmente traumi e patologie ossee ed è uno strumento fondamentale per una prima valutazione degli organi interni del torace e dell’addome, anche in Pronto Soccorso. Inoltre, ha un ruolo importante nel follow up clinico di determinate malattie.

L’esame completo dura pochi minuti e comporta un’esposizione alle radiazioni molto bassa.

Ma se è un esame diagnostico rapido e a basso rischio di esposizione non ha controindicazioni?
Come tutti gli esami, anche la radiografia va eseguita solo se necessario. Le principali controindicazioni riguardano l’eventuale stato di gravidanza (certo e presunto).


TC – TOMOGRAFIA COMPUTERIZZATA

Un tempo indicata come TAC, utilizza come la radiografia i raggi X, ma durante l’erogazione del fascio il tubo ruota attorno al paziente, sdraiato su un apposito lettino. I dati così raccolti vengono poi elaborati da specifici software che permettendo di creare immagini 2D e 3D su vari piani.

APPLICAZIONE. La TC ha un vasto campo di applicazione: viene impiegata in neurologia per valutare eventuali emorragie, ictus, tumori cerebrali, in ortopedia per lo studio di patologie ossee benigne e maligne e per la pianificazione preoperatoria delle fratture scheletriche, in oncologia per la diagnosi e il follow up dei tumori, in cardiologia per lo studio delle arterie coronarie e in campo vascolare per valutare lo stato dei vasi sanguigni. Nella maggior parte dei casi, si rende necessario l’utilizzo di un liquido di contrasto, che viene iniettato attraverso una vena periferica, solitamente del braccio.

Ma se utilizza raggi X come la radiografia ed è applicabile a molti campi perché non è la prima scelta diagnostica?
La TC rispetto alla radiografia utilizza una dose maggiore di radiazioni (sebbene le apparecchiature di ultima generazione siano in grado di ridurre notevolmente la radiazione somministrata al paziente). Viene prescritta solo se strettamente necessario con una attenzione particolare soprattutto ai giovani, ai bambini e alle donne in gravidanza, che devono sempre far presente la loro condizione; in quest’ultimo caso se possibile si procede con modalità diagnostiche alternative.


RISONANZA MAGNETICA

È una tecnica diagnostica che sfrutta i campi magnetici per ottenere immagini dettagliate di tutti i distretti corporei. Questo esame non utilizza radiazioni ionizzanti ed è possibile sottoporsi più volte alla procedura anche ad intervalli ravvicinati. È fondamentale comunicare la presenza di pacemaker, protesi ed eventuale materiale metallico nel proprio corpo. Anche per questo esame può essere necessario ricorrere alla somministrazione di mezzo di contrasto.

APPLICAZIONE. Come la TC, ha un vasto campo di applicazione: viene impiegata in neurologia per evidenziare patologie oncologiche, infettive o degenerative dell’encefalo o del midollo, ma è molto utile anche in oncologia nelle fasi di diagnosi di alcuni tipi di tumore, in ortopedia per lo studio soprattutto delle componenti tendinee, legamentose, muscolari e in cardiologia per valutare la funzione cardiaca.

Ma se è un esame che fornisce immagini più dettagliate senza esposizione ai raggi X perché non eseguire direttamente questo esame?
Se da una parte è vero che la mancata esposizione alle radiazioni rende questo esame eseguibile anche in bambini e donne in gravidanza (eccezione del primo trimestre), dall’altra il principale svantaggio è rappresentato dai lunghi tempi di acquisizione delle immagini. Il paziente, infatti, deve restare fermo a lungo nel macchinario e spesso questo è causa di disagio dovuto alle dimensioni del tubo nel quale viene fatto scorrere il lettino col paziente (chi soffre di claustrofobia spesso non riesce a eseguire l’esame). Viene prescritta ad esempio quando è necessario approfondire la situazione clinica, e può essere inoltre utilizzata in pazienti con alcuni tipi di malattie croniche per limitare l’utilizzo della TC (soprattutto nei giovani più sensibili alle radiazioni).


È importante sottolineare che le tre tecniche di cui si è parlato non sono interscambiabili. Si tratta di metodiche differenti che vengono scelte e prescritte dal medico specialista in base alla storia clinica della singola persona e al distretto da analizzare.

L’RX rappresenta un imaging di I° livello in cui in breve tempo e con facile accesso da parte del paziente, sia ricoverato che esterno,  si può ottenere una prima valutazione dei polmoni, del cuore o dell’addome, valutazione che spesso è sufficiente per una diagnosi e terapia; la TC e la RMN costituiscono invece metodiche di II° livello, con una potenzialità maggiore nel fornire una valutazione più accurata e dettagliata delle strutture anatomiche del distretto che si esamina e una maggiore capacità nell’identificare e spesso etichettare i processi patologici più complessi.

di Valentina Meschia, con la consulenza scientifica di Valentina Vespro (radiologa)


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