Lavoro notturno: gli obblighi del Datore di Lavoro

In Europa solo il 24% dei lavoratori lavora in un normale orario (8‐17) dal lunedì al venerdì. La maggior parte effettua orari atipici, compresi il lavoro a turni, notturno, week‐end, frazionati (mattina presto, sera tardi). In Italia sono circa 3 milioni i lavoratori dipendenti che lavorano a turni notturni. Circa il 20‐22% dei lavoratori sono maschi e l’11% femmine. Prevalgono gli uomini tra i 26‐45 anni e le donne over 50 anni.

Per alcuni lavoratori questo fenomeno, pur essendo retribuito in modo maggiorato, può costituire un onere per motivi di salute, personali, familiari, di relazioni sociali, di qualità della vita.

Il lavoro notturno può identificarsi come un fattore di rischio per lo sviluppo di varie patologie, per questo la presenza e modalità del lavoro notturno deve essere presa in esame in modo specifico nella valutazione dei rischi, con precisi obblighi di formazione e informazione, di sorveglianza sanitaria e l’attuazione di specifiche misure di prevenzione e protezione.

Lavoro notturno o a turni: gli obblighi del Datore di Lavoro

  • Integrazione del Documento di Valutazione dei Rischi 
  • Integrazione del Piano di emergenza e relative esercitazioni
  • Sorveglianza sanitaria con controlli preventivi e periodici sullo stato di salute dei lavoratori
  • Formazione e informazione del personale
  • Attività di monitoraggio periodico (audit) e definizione di un piano di miglioramento

Definizioni

Periodo notturno: Periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, quindi dalle ore 24 alle ore 7 o dalle ore 23 alle ore 6 o dalle ore 22 alle ore 5.

Lavoratore notturno:

  • qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale;

oppure

  • qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all’anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale.

In conclusione, è possibile definire tre diversi casi per i quali sia possibile definire un lavoratore notturno:

  1. lavoratore che svolga stabilmente tre ore del suo monte ore giornaliero nel periodo notturno
  2. lavoratore che svolga nel periodo notturno l’attività lavorativa secondo le regole definite dalla contrattazione collettiva, in termini di ore giornaliere da effettuare nel periodo notturno e numero di giornate
  3. lavoratore che svolga, in assenza di contrattazione collettiva, tre ore del suo monte ore giornaliero nel periodo notturno per almeno ottanta giorni l’anno.

Tuttavia anche se un lavoratore non è un lavoratore notturno in senso stretto, il Datore di lavoro è tenuto a valutare il rischio del lavoro notturno o a turni.

Rischi del lavoro notturno

Il lavoro notturno può identificarsi come una condizione di stress per l’organismo, con potenziali ripercussioni sullo stato di salute, principalmente per quanto riguarda:

  • Assetto biologico (alterazione ritmo sonno/veglia e delle condizioni psico‐fisiche della persona)
  • Efficienza lavorativa (legata alla durata e alla collocazione dell’orario di lavoro)
  • Stato di salute (disturbi del sonno, digestione, patologie neuro-psichiatriche e cardiovascolari)
  • Condizioni di vita familiare e sociale (difficoltà a mantenere le relazioni)

  • sindrome del jet‐leg

Il lavoro notturno induce un sovvertimento della normale sincronizzazione tra luce/buio e attività/riposo con conseguente spostamento di fase dei ritmi biologici. Tale perturbazione può influenzare il benessere e la capacità lavorativa per cui nel passaggio dai turni diurni al turno notturno, alcune persone possono anche soffrire della cosiddetta Sindrome del Jet‐lag, ossia insonnia, dispepsia, calo della vigilanza e della performance.

  • disturbi del sonno

La desincronizzazione del ritmo sonno‐veglia, causata soprattutto dai turni di notte, può determinare disturbi del sonno sia in termini qualitativi che quantitativi e la sua induzione durante il giorno può renderlo meno riposante.

  • disturbi digestivi

I disturbi a carico dell’apparato gastroenterico come alterazioni dell’appetito, dispepsia, pirosi, dolori addominali, irregolarità alvine con prevalente stipsi, meteorismo e flatulenza, che possono interessare i turnisti che svolgono anche lavoro notturno con una frequenza maggiore rispetto ai lavoratori a giornata.

  • affaticamento, errori, infortuni

La riduzione circadiana dei livelli di attenzione e vigilanza nelle ore notturne, può ridurre l’efficienza lavorativa e aumentare la possibilità di errori.

  • rischio tossicologico

Il lavoro a turni può influenzare il rischio tossicologico qualora le ore di intervallo tra i successivi periodi di lavoro e l’interposizione e durata dei giorni di riposo non siano adeguati. Tutto ciò può concorrere nel favorire un eccessivo accumulo di sostanze tossiche, con conseguente superamento del limite biologico di accettabilità e intensità dell’effetto.

  • problemi sul piano sociale

I turnisti potrebbero riscontrare, in assenza di meccanismi di adattamento, maggiori difficoltà nella loro vita di relazione.

  • patologie cardio‐vascolari

Il lavoro a turni può interferire con i meccanismi di risposta allo stress e può avere ricadute sul sistema cardiovascolare sia direttamente che indirettamente (ad esempio incrementando il rischio di ipertensione).

  • salute della donna

Le donne che lavorano a turni possono lamentare una maggior frequenza di irregolarità del ciclo mestruale, tensione psichica, ansia, disturbi del sonno.

  • rischio di tumori

Alcuni studi, a causa dell’influenza sugli ormoni, hanno identificato nel lavoro notturno uno dei fattori di rischio per il tumore alla mammella e lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) lo ha classificato nella categoria 2 «Probabilmente cancerogeno». Con una ricerca effettuata nel 2010 (sulla base di otto studi epidemiologici sul tumore del seno nelle donne e di un piccolo numero di studi sui tumori della prostata e del colon negli uomini) ha segnalato un significativo aumento del rischio di tumore nell’ambito di attività che comportano lavoro notturno.

Rischio lavoro notturno e documento di Valutazione dei Rischi

All’interno del Documento di Valutazione del rischio devono essere indicati i criteri utilizzati per analizzare il rischio da lavoro notturno, i risultati della valutazione stessa e il piano di miglioramento.

Come per qualsiasi altro fattore di rischio, risulta prioritaria l’analisi di tutti gli aspetti al contorno, nonché l’individuazione e la quantificazione degli effettivi rischi connessi alla specifica mansione e al contesto lavorativo.

Per fare un esempio concreto prendiamo una specifica attività (es. un magazzino che opera anche in orario notturno) e vediamo quali azioni, in sequenza, devono essere svolte:

  • analisi del lavoro notturno (attività da svolgere, carichi di lavoro, difficoltà correlate agli orari, individuazione attività procrastinabili o secondarie, lavoro in solitudine)
  • analisi del contesto (caratteristiche dei luoghi di lavoro, livello di illuminamento, accessibilità servizi sanitari, disponibilità mezzi e attrezzature, ecc.)
  • individuazione delle risorse necessarie (requisiti individuali, sorveglianza sanitaria, autonomia operativa, competenze, livello di formazione)
  • definizione delle procedure di lavoro in orario notturno con indicazione delle attività vietate (es. lavori in quota, utilizzo fiamme libere, ecc.)
  • individuazione misure di prevenzione e protezione e piano di miglioramento.

Non ultimo è importante valutare i rischi correlati al lavoro notturno nell’ambito della gestione delle emergenze, individuando scenari e specificità in relazione al numero di persone presenti in turno o alle competenze necessarie per svolgere interventi in emergenza.

Le domande che in questo caso il Datore di lavoro di lavoro (o il RSPP) si deve porre, a titolo di esempio, sono:

  • Il numero di risorse operanti in orario notturno è sufficiente alla gestione di tutti i fattori di rischio di tipo emergenziale (es. incendio, allagamento, blackout elettrico)?
  • Le risorse operanti di notte hanno adeguate competenze? (es. durante l’orario notturno sono presenti addetti all’antincendio o preposti?)
  • Ho valutato i rischi connessi al rischio rapina o aggressione?
  • Ho valutato la necessità di introdurre strumenti atti a minimizzare il rischio residuo? (es. dispositivi uomo-presente)
  • Il ciclo di turnazione è regolare e comunicato con congruo anticipo?
  • È consentita flessibilità individuale per scambi di turni?
  • La turnazione è anterograda (mattina, pomeriggio notte)?
  • Sono interposte almeno 11 ore tra due turni?
  • I lavoratori hanno la possibilità di effettuare pause durante il lavoro notturno?
  • I lavoratori hanno la possibilità di consumare un pasto caldo durante il lavoro notturno?
  • I lavoratori segnalano disagi o near miss avvenuti durante il lavoro?
  • I lavoratori sono informati sui rischi connessi al lavoro notturno?
  • Il medico competente indaga eventuali disturbi o disagi dovuti al lavoro a turni?
  • I lavoratori sono formati sull’igiene del sonno?

Lavoratore notturno e sorveglianza sanitaria

La sorveglianza sanitaria ha la funzione di verificare che il lavoratore sia idoneo a poter svolgere le prestazioni di lavoro notturno (nel caso di inidoneità al lavoro notturno, il lavoratore deve essere adibito al lavoro diurno). Come visto in precedenza, i lavoratori notturni sono esposti a fattori di rischio sia psichici che fisici che nel medio o lungo periodo possono determinare patologie (e conseguenti malattie professionali) anche gravi.

Obbligo del datore di lavoro è quindi sottoporre i lavoratori notturni ad una specifica sorveglianza sanitaria.

Il Medico Competente (MC) valuta preventivamente e periodicamente (con scadenza biennale) che il lavoratore sia idoneo allo svolgimento di attività in orario notturno.

Le più frequenti non idoneità, o idoneità con limitazioni, riguardano i lavoratori con patologie croniche o che abbiano subito interventi chirurgici rilevanti (a titolo di esempio, malattie neurologiche, cardiopatie, affezioni epatiche o polmonari, chi soffre di diabete, epilessia, asma, chi abbia subito traumi cranici, ecc.) o i soggetti che sono obbligati all’assunzione di farmaci in determinate fasce orarie.

Esonero dal lavoro notturno

La legge (D.Lgs.66/2003) individua espressamente alcune categorie di lavoratori che hanno diritto ad essere esclusi (su loro richiesta) dall’obbligo, rimettendo, altresì, alla contrattazione collettiva la facoltà di estensione della categoria dei soggetti esonerabili.

Sono esclusi dal lavoro notturno:

  • la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa.
  • la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni
  • la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile (ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e s.m.”).

In ogni caso, la legge prescrive il divieto di adibire al lavoro notturno le lavoratrici gestanti “dalle ore 24 alle ore 6”, a partire dal momento dell’accertamento dello stato di gravidanza “fino al compimento di un anno di età del bambino” (art. 11 c. 2).

Durata del lavoro notturno

L’art.13 del D. Lgs.66/2003 stabilisce che l’orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le 8 ore in media nelle 24 ore, salvo l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite. Per le lavorazioni che comportano rischi particolari il limite è di 8 ore nel corso di ogni periodo di 24 ore (non è quindi consentito il calcolo in media). Il Ministero del Lavoro ha specificato che, in mancanza di una esplicita previsione normativa, il limite può essere applicato su di un periodo di riferimento pari alla settimana lavorativa.

Normativa di riferimento

  • DLgs. 26 novembre 1999, n. 532. Disposizioni in materia di lavoro notturno, a norma dell’articolo 17, comma 2, della L. 5 febbraio 1999, n. 25. G.U. 21 gennaio 2000, n. 16.
  • DLgs. 8 aprile 2003 n.66.
  • Ministero del Lavoro Circolare n. 8 del 3 marzo 2005. Disciplina di alcuni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro (D.lgs. 66/2003; D.lgs. 213/2004).
  • L. vo 81/08 del 9 aprile 2008.